giovedì 15 aprile 2010

Il potere curativo del dialogo


Buddismo e Società n.139 marzo aprile 2010
Speciale
Il potere curativo del dialogo
di Masao Yakota *

Illustrazione di Sandra Renzi

Prima di parlare del potere curativo del dialogo occorre definire attentamente il significato dei termini "curare" e "dialogo".
Per me curare, in questo contesto, significa guarire la ferita della separazione intrinseca nella società moderna. Siamo separati dalla natura e dagli animali. Siamo separati dalla società e dalle altre persone. Abbiamo interpretato male il reale significato del termine "individualismo" creando vite di isolamento.
Quando Daisaku Ikeda nel 1993 fondò il Centro Ricerche di Boston, tenne un discorso all'Università di Harvard in cui incoraggiava ciascuno a impegnarsi nel dialogo con mente aperta. Disse anche che il dialogo non ha una conclusione precostituita ricordando che l'essenza del dialogo è l'ascolto. Abbiamo sempre in mente questi punti quando conduciamo i nostri programmi al Centro.
Ovviamente il dialogo è più di una normale conversazione. Il suo scopo è capirsi - non solo condividere le rispettive visioni, cosa che ridurrebbe lo scambio a un semplice passaggio di informazioni. In un dialogo abbiamo la responsabilità di essere presenti e di arricchirci l'un l'altro. Dovremmo sempre ricordare che le parole "rispondere" e "responsabilità" derivano dallo stesso termine latino, respondere, che significa "promettere".
Ma questo genere di comunicazione non è naturale per gli esseri umani, che sono fondamentalmente egoisti ed egocentrici. Ciò rende particolarmente difficile dialogare, soprattutto in una cultura che parla e che insegna; la comunicazione è più facile in una cultura che ascolta e che impara. Quindi, per essere in grado di condurre un dialogo, dobbiamo a volte sviluppare le nostre capacità. La pazienza è una qualità necessaria, ma non è questo l'aspetto più difficile; ciò che può rivelarsi più arduo da sviluppare è un'attitudine appropriata: una profonda consapevolezza degli altri. È questa che ci permette di creare una vera armonia.
Nel suo libro intitolato Educating Moral People (L'educazione di persone morali, Teachers College Press, 2001), la filosofa americana Nel Noddings scrive: «Il dialogo è il fulcro concettuale del modello della cura». Questa affermazione indica la stretta relazione tra il dialogo e la capacità di prendersi cura, tra il dialogo e la nostra capacità di comprendere gli altri, che deriva principalmente dall'ascolto. Nel Noddings è profondamente consapevole che il dialogo tocca la sensibilità umana ed è altresì consapevole del potere che questa sensibilità ha di cicatrizzare le ferite.
Tuttavia l'ascolto e la cura non bastano. A volte diamo cibo o denaro a persone che soffrono. Ma questo non significa necessariamente che comprendiamo i sentimenti altrui. Significa piuttosto che capiamo i nostri sentimenti: io provo dispiacere, io mi prendo cura, io voglio fare qualcosa. Ma per poterci prendere realmente cura degli altri dobbiamo prima capire i loro sentimenti, in modo da poterli veramente comprendere e, vedendo loro, vedere noi stessi.
Dovremmo anche ascoltare la natura. Possiamo apprendere dalla natura in molti modi e, attraverso tale conoscenza, ritrovare forza vitale e armonia. Credo che questo senso di unione con la natura la cultura occidentale lo possa apprendere in senso più pieno dalla cultura orientale. È una consapevolezza che nasce da una forma di comunicazione con l'ambiente.
Anche il dialogo interiore è importante, perché a volte siamo separati da noi stessi. Quando ci concentriamo nell'autoriflessione pensiamo al nostro io passato, all'io presente e all'io futuro. Non dovremmo mai sentirci appagati dal nostro io che esiste in questo momento. Sarebbe meglio riflettere e chiederci: ciò che penso è giusto o posso trarre un significato più profondo dai miei pensieri? Sto progredendo? Il mio contributo è sufficiente?
È il confronto tra il nostro io reale e il nostro io ideale, piuttosto che il confronto con gli altri, che ci aiuta a crescere. Quando capiamo noi stessi siamo in una buona posizione per ascoltare e capire gli altri.
(tradotto da Petra Biral)

*Masao Yakota è presidente del Centro Ricerche per il XXI secolo di Boston (rinominato Centro Ikeda nel 2009)

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